Posts Tagged: censura


30
Jan 12

6 motivi per cui la nuova policy sulla censura di Twitter è un compromesso accettabile #twittercensorship

Non piace a nessuno la censura imposta dall’alto, tantomeno su Internet e sui Social Media.
Quindi dopo la pubblicazione del post di Twitter che annuncia l’introduzione di una censura “selettiva”, per nazione, in osservanza ad eventuali leggi o richieste locali si è diffuso il malcontento sulla piattaforma, portando alla proposta di uno sciopero dei tweet per il 28 gennaio (con poco seguito) o addirittura il passaggio ad altre piattaforme.
In realtà la mossa di Twitter dovrebbe essere vista come un compromesso accettabile per almeno 6 motivi:

  1. Twitter è un’azienda reale con sede negli USA e leggi con cui dover avere a che fare in ogni nazione.
    La possibilità di dover cancellare dei contenuti (per esempio quelli pedo-pornografici) è richiesta ovunque, ed è già attiva, solo che ora un tweet viene censurato senza distinzione di  lingua e nazione.
    In alternativa ci sarebbe il rischio di cancellazione del servizio nei Paesi in cui ci fosse un conflitto legale.
    Certo sarebbe molto bello avere una piattaforma simile a Twitter, con la stessa diffusione globale, sviluppo tecnico, potenza di server e connessioni, decentralizzata e senza controllo gerarchico ma non è certo quello che si può pretendere da un’azienda commerciale.
  2. Uno dei timori più diffusi è che sia una mossa per poter sbarcare in Cina, dove le richieste di censura sono continue.
    Oggi Twitter è ufficialmente bloccato in Cina ma con semplici accorgimenti è possibile usarlo ugualmente.
    Ebbene è improbabile che Twitter arrivi in Cina.
    Oggi viene preferito dai cinesi (attivisti e non) proprio perché permette di esprimersi in libertà, a differenza dei concorrenti locali, perché mai dovrebbe perdere questa sua specifica sottoponendosi al controllo di Pechino?
    Se Twitter aprisse una sede in Cina che vantaggio avrebbero i cinesi a usarlo rispetto ai più diffusi Weibo?
    Lo dice Ai Weiwei, celebre artista e dissidente cinese:
    推若审查,我即停推。 RT @: @ 商人在商言商,道这东东,能像谷歌那样最好,不能也不能强求。
    @aiww
    艾未未 Ai Weiwei

    Si può tradurre: “se Twitter introdurrà la censura in Cina io smetterò di usarlo”.
    Ai Weiwei è un dissidente cinese sotto stretta sorveglianza che è stato anche imprigionato a lungo nel 2011.
    Lui, come altri dissidenti, usa molto Twitter: da maggio 2009 ha collezionato più di 120.000 follower scrivendo quasi 67.000 tweet, praticamente tutti in cinese (quindi rivolgendosi ai propri concittadini).
    Questo tweet è stato preso come un allarme da molti attivisti ma in realtà rappresenta una semplice constatazione causale.
    Altro fattore importante, anche dal punto di vista commerciale il divario con i concorrenti laggiù è ormai insuperabile.
  3.  Twitter specifica che censurerà non dietro semplice richiesta di chiunque ma in rispetto a precise legislazioni locali e richieste ufficiali.
    Questo esclude naturalmente i Paesi in cui la libertà d’espressione è così a rischio che coincide con l’impossibilità di esistere per lo stesso Twitter.
    Il timore di molti è: e se cambiano le legislazioni dei paesi democratici mettendo a rischio la libertà d’espressione (come i recenti casi SOPA e PIPA)? In tal caso non credo ce la si debba prendere con Twitter ma con i rispettivi Governi.
  4. La censura localizzata di un tweet, per lingua o nazione, permette di continuare a mostrare lo stesso tweet nelle altre lingue e avvisa chiaramente gli utenti censurati in  questo modo:

    Embedly Powered

    via Twimg

    D’altronde l’impatto eventuale di una censura di questo tipo per gli attivisti di un Paese in rivolta (ricordando ancora che Twitter non ha interesse a farlo per le dittature) sarebbe molto basso.
    Sia perché gli attivisti si organizzano con più social network insieme (spesso Facebook per organizzarsi prima e Twitter per tenersi in collegamento durante le azioni), sia perché l’uso di Twitter per far conoscere la situazione al resto del mondo (una delle modalità più diffuse) non verrebbe influenzata da questo, sia perché gli attivisti dei Paesi oppressi sono già spesso abituati ad usare “codici” per non farsi individuare dalle forze repressive.

  5. È molto facile bypassare l’eventuale censura locale di Twitter, lo suggerisce tra le righe Twitter stesso.
    Basta cambiare la nazione di provenienza tra le impostazioni (anche se si ha un diverso indirizzo IP).
    È così semplice che appare persino un regalo per chi è in pericolo di libertà d’espressione.
  6. Twitter segnalerà tutte le richieste di censura, la provenienza, le motivazioni in collaborazione con un’agenzia indipendente che monitora abitualmente questo tipo di attività su Internet.
    Se si teme qualche vera censura alla libertà di espressione basterà controllare il loro database ed eventualmente agire per rendre noto il caso e protestare.
    Mi sembra, in definitiva, uno sforzo di trasparenza persino superiore ad altri social network e concorrenti.

da leggere:


30
Dec 11

la reazione di Hitler alla legge #SOPA (Stop Online Piracy Act) #meme

Uno dei meme più celebri della Rete viene usato da American Censorship per informare sulla legge SOPA, di imminente approvazione in USA, che potrebbe diventare un potenziale strumento di censura o limitazione di libertà d’espressione.
L’aspetto curioso è che proprio questo popolarissimo meme, relativo sempre alla stessa breve sequenza tratta dal film “Downfall” (2004), è stato in passato ostacolato dalla stessa casa detentrice dei diritti, la Constantin Film AG, nonostante l’indubbia popolarità portata dal meme stesso a un film sostanzialmente d’autore.


12
Dec 11

la polizia continua ad arrestare chi fotografa e chi fa video a #OWS: e @johnknefel continua a riprendere (video) #D12

Arrested. 17 total. thanks for love, see you in a bit #ows #d12
@johnknefel
johnknefel
Tweeting from paddy wagon. Back in winter garden cop said, "there will be more arrests today," something like that. Careful kids. #ows #d12
@johnknefel
johnknefel
None of us have official credentials, just lots of Indy journos & citizens w cameras. #ows #d12
@johnknefel
johnknefel

 


5
Dec 11

il blogger egiziano @alaa Abdel Fattah, in galera dal 30 ott, davanti al tribunale militare #FreeAlaa

È un famoso blogger egiziano che documenta da sempre la rivoluzione in Egitto, i movimenti di protesta e i cambiamenti nel suo Paese.
È accusato dai militari anche di omicidio e terrorismo per la rivolta del 9 ottobre.
Gli attivisti sostengono una campagna di informazione per portare alla sua liberazione con l’hashtag #FreeAlaa su Twitter.
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ne ha chiesto il rilascio.
Ha presenziato al Tribunale Militare all’udienza d’appello di cui si attende la sentenza.

aggiornamento: respinta la richiesta d’appello, @alaa rimane in carcere.