Non piace a nessuno la censura imposta dall’alto, tantomeno su Internet e sui Social Media.
Quindi dopo la pubblicazione del post di Twitter che annuncia l’introduzione di una censura “selettiva”, per nazione, in osservanza ad eventuali leggi o richieste locali si è diffuso il malcontento sulla piattaforma, portando alla proposta di uno sciopero dei tweet per il 28 gennaio (con poco seguito) o addirittura il passaggio ad altre piattaforme.
In realtà la mossa di Twitter dovrebbe essere vista come un compromesso accettabile per almeno 6 motivi:
- Twitter è un’azienda reale con sede negli USA e leggi con cui dover avere a che fare in ogni nazione.
La possibilità di dover cancellare dei contenuti (per esempio quelli pedo-pornografici) è richiesta ovunque, ed è già attiva, solo che ora un tweet viene censurato senza distinzione di lingua e nazione.
In alternativa ci sarebbe il rischio di cancellazione del servizio nei Paesi in cui ci fosse un conflitto legale.
Certo sarebbe molto bello avere una piattaforma simile a Twitter, con la stessa diffusione globale, sviluppo tecnico, potenza di server e connessioni, decentralizzata e senza controllo gerarchico ma non è certo quello che si può pretendere da un’azienda commerciale. - Uno dei timori più diffusi è che sia una mossa per poter sbarcare in Cina, dove le richieste di censura sono continue.
Oggi Twitter è ufficialmente bloccato in Cina ma con semplici accorgimenti è possibile usarlo ugualmente.
Ebbene è improbabile che Twitter arrivi in Cina.
Oggi viene preferito dai cinesi (attivisti e non) proprio perché permette di esprimersi in libertà, a differenza dei concorrenti locali, perché mai dovrebbe perdere questa sua specifica sottoponendosi al controllo di Pechino?
Se Twitter aprisse una sede in Cina che vantaggio avrebbero i cinesi a usarlo rispetto ai più diffusi Weibo?
Lo dice Ai Weiwei, celebre artista e dissidente cinese:
推若审查,我即停推。 RT @wenyunchao: @aiww 商人在商言商,道这东东,能像谷歌那样最好,不能也不能强求。@aiww艾未未 Ai Weiwei
Si può tradurre: “se Twitter introdurrà la censura in Cina io smetterò di usarlo”.
Ai Weiwei è un dissidente cinese sotto stretta sorveglianza che è stato anche imprigionato a lungo nel 2011.
Lui, come altri dissidenti, usa molto Twitter: da maggio 2009 ha collezionato più di 120.000 follower scrivendo quasi 67.000 tweet, praticamente tutti in cinese (quindi rivolgendosi ai propri concittadini).
Questo tweet è stato preso come un allarme da molti attivisti ma in realtà rappresenta una semplice constatazione causale.
Altro fattore importante, anche dal punto di vista commerciale il divario con i concorrenti laggiù è ormai insuperabile. - Twitter specifica che censurerà non dietro semplice richiesta di chiunque ma in rispetto a precise legislazioni locali e richieste ufficiali.
Questo esclude naturalmente i Paesi in cui la libertà d’espressione è così a rischio che coincide con l’impossibilità di esistere per lo stesso Twitter.
Il timore di molti è: e se cambiano le legislazioni dei paesi democratici mettendo a rischio la libertà d’espressione (come i recenti casi SOPA e PIPA)? In tal caso non credo ce la si debba prendere con Twitter ma con i rispettivi Governi. - La censura localizzata di un tweet, per lingua o nazione, permette di continuare a mostrare lo stesso tweet nelle altre lingue e avvisa chiaramente gli utenti censurati in questo modo:
D’altronde l’impatto eventuale di una censura di questo tipo per gli attivisti di un Paese in rivolta (ricordando ancora che Twitter non ha interesse a farlo per le dittature) sarebbe molto basso.
Sia perché gli attivisti si organizzano con più social network insieme (spesso Facebook per organizzarsi prima e Twitter per tenersi in collegamento durante le azioni), sia perché l’uso di Twitter per far conoscere la situazione al resto del mondo (una delle modalità più diffuse) non verrebbe influenzata da questo, sia perché gli attivisti dei Paesi oppressi sono già spesso abituati ad usare “codici” per non farsi individuare dalle forze repressive. - È molto facile bypassare l’eventuale censura locale di Twitter, lo suggerisce tra le righe Twitter stesso.
Basta cambiare la nazione di provenienza tra le impostazioni (anche se si ha un diverso indirizzo IP).
È così semplice che appare persino un regalo per chi è in pericolo di libertà d’espressione. - Twitter segnalerà tutte le richieste di censura, la provenienza, le motivazioni in collaborazione con un’agenzia indipendente che monitora abitualmente questo tipo di attività su Internet.
Se si teme qualche vera censura alla libertà di espressione basterà controllare il loro database ed eventualmente agire per rendre noto il caso e protestare.
Mi sembra, in definitiva, uno sforzo di trasparenza persino superiore ad altri social network e concorrenti.
da leggere:



